Archivi tag: Primo Riccitelli

Primo Riccitelli: il testamento

Vittorio Emanuele III
Per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re D’Italia l’anno mille novecento quindici il giorno diciassette ottobre in Villa Cognoli nella casa d’abitazione del sig. Giuseppe Riccitelli. Innanzi di noi Notaio […]
Sono presenti: il sig. Giuseppe Riccitelli fu Pancrazio, possidente, nato e domiciliato in Villa Cognoli di Campli ed i di costui figli sig.ri Antonio, Pancrazio, Emilia, Rosa, Santa e Camilla Riccitelli, possidenti, nati in Villa Cognoli e domiciliati i primi due a Bellante, le altre a Cognoli istessa e l’ultima a Teramo.
Pancrazio risiedeva dunque a Bellante, assieme allo zio prete, Don Emidio. Giuseppe, il padre, aveva “rinnovato” il nome del nonno: Pancrazio. Ma al figliolo nato in quella casa di Villa Cognoli il 9 agosto 1875 piacque, nella vita e nell’arte, essere chiamato Primo Riccitelli. Il Maestro.

Teramo, 21 luglio 2011. Tre uomini attendono sotto un portone, a pochi passi dal Comune di Teramo. Hanno un appuntamento ma non sanno con chi. Quello che sanno è perché: vogliono recuperare le partiture autografe di Primo Riccitelli.
Il campanile del Duomo ha appena suonato undici rintocchi. Nell’appartamento al piano superiore squilla un telefono. I tre uomini sentono il trillo, poi più niente. Qualcuno ha risposto. Tra un capo e l’altro del telefono c’è il massiccio del Gran Sasso. Un telefono squilla in via della Banca e dall’altra parte, un professore attende dal suo studio di Roma una voce di donna.
L’appuntamento salterà. Dopo la telefonata di quel professore, il telefono suonerà a vuoto. I tre uomini dovranno accontentarsi della voce di un balcone: «Andate via, non ho nulla da dirvi».

Il professore. Per anni la vecchia mulattiera di terra e sassi che dal bivio di Sant’Onofrio sale a Cognoli di Campli si trasforma in una meta abituale per due professori. Uno è teramano, appassionato musicologo e collezionista, l’altro viene da Roma. Viene spesso a Teramo e non resta in città a lungo. Va a fare visita all’anziano parroco di Bellante, visita Corropoli e più volte va a trovare amici di Campli. Ma l’interesse dei due professori si concentra sul piccolo borgo, Cognoli.
A Cognoli vive un fabbro, si è trasferito nella frazione nel 1972. Dante è di Civitella del Tronto ma ha sempre vissuto a Campli, almeno da quando fa il saldatore. La casa a Cognoli la compra per far contenta la moglie che è originaria di quelle parti. Ma non solo. La casa è un vero affare, è diroccata, il tetto è da rifare, ma ha una buona rimessa per i trattori e l’officina. Non solo. Il giornalista Fernando Aurini pure saliva spesso a Cognoli, proprio per via di quella casa che per tanti anni è stata data in affitto al vescovado di Teramo. Tre parroci hanno vissuto, almeno da quando Emilia Riccitelli, sorella di Primo, si è trasferita a Giulianova. E’lo zio Emidio, parroco anche lui, che ha aiutato i familiari ad affittare la casa alla parrocchia.
Fernando Aurini contro le pareti di quella casa ha messo una targa per ricordare a tutti che in quel luogo nacque Primo Riccitelli. Quella casa interessa a tanti.
Dante è in contatto continuo con il professore di Teramo, con quello di Roma non parla mai, non ricorda neanche il nome, ricorda però che era un esperto delle opere di Primo Riccitelli.
Non sappiamo in che modo Dante abbia preso parte in questa storia, tant’è che si trova a convivere con dei vicini di casa che vengono da fuori, da Milano, sono i pronipoti di “questo maestro di cui tanto si parla”. A Dante va il merito di mantenere quella targa, su quella parete, in quella casa. Agnese Riccitelli, pronipote del Maestro, vorrebbe fare un museo nella casa natia del compositore. Solo che la casa è divisa in due da una parete interna.
Dante è uno dei tre uomini ad attendere per quell’incontro che non avverrà mai. E’lui ad avere combinato la cosa, è lui ad avere il numero di telefono e l’indirizzo del professore scritti su un foglietto bianco, solo che il professore è morto e la valigia che dovrebbe contenere i manoscritti di Primo Riccitelli, almeno parte di essi, ce l’aveva lui.
Non una valigia di carteggi occulti ma il frutto di una ricerca filologica accurata, che comprende copie de Il Giornale D’Abruzzo, articoli di Fernando Aurini e anche delle lettere autografe recuperate nelle case parrocchiali e forse delle partiture, delle note segnate sul pentagramma da Primo, durante la degenza.
La seconda persona ad attendere sotto a quell’appartamento è un musicista, Scorzelli. Il maestro Scorzelli è titubante, non sa se davvero troveranno le partiture degli ultimi lavori di Primo Riccitelli: «Quando andai all’appuntamento, sapevo solo che una persona era entrata in possesso degli ultimi scritti del maestro. Quando Riccitelli si trasferì dalla sorella a Giulianova, era gravemente malato. Aveva bisogno delle visite continue di un medico che partiva da Teramo. Il maestro non poteva contare su grandi risorse finanziarie e la sorella avrebbe regalato delle partiture autografe al medico, a titolo di compenso. Quelle partiture, almeno così mi è stato detto, sono tutt’ora in possesso dei familiari del medico teramano».
La terza persona ad aspettare in quella via del centro storico di Teramo rappresenta lo Stato. Ha preso parte alla cosa solo con l’intento di rappresentare le istituzioni ed ufficializzare il recupero delle opere di un nostro conterraneo.
Alcune partiture di Primo Riccitelli sono tutt’ora irreperibili.
Perché- qualcuno potrebbe chiedersi- tenere le opere nascoste in un cassetto?
Spesso la tutela degli archivi privati presenta notevoli difficoltà, «dovute alla atavica diffidenza del cittadino nei confronti delle pubbliche istituzioni; quand’anche non si riscontri un distorto interesse di studiosi locali che, anziché collaborare alla salvaguardia, contribuiscono alla dispersione ed alla conseguente distruzione di fonti documentarie di notevole interesse storico» così si pronunciava G.A. Fiorilli della Sovrintendenza Archivistica per l’Abruzzo e il Molise nel 1980 quando a Teramo fu costituito il “Fondo Concezio Rosa”.

Per una mostra permanente su Primo Riccitelli nella Biblioteca Provinciale “Melchiorre Dèlfico”.

Recentemente Agnese Riccitelli, pronipote del Maestro, ha lanciato un appello ai teramani affinché chiunque possieda partiture o opere inedite di Primo Riccitelli le renda note per consentirne lo studio e l’esecuzione.
L’appello è stato rilanciato dal maestro Scorzelli e arricchito da alcuni episodi tra i quali la donazione da parte di una nobildonna teramana di una romanza alla Società Primo Riccitelli di Teramo.
L’idea di allestire un museo nella casa di Cognoli appare di difficile realizzazione, anche tenendo conto delle numerose modifiche che lo stabile ha subito dal 1885, anno in cui Primo Riccitelli lasciò la casa natale.
Nell’agosto del 2006, in occasione delle manifestazioni commemorative dedicate al Maestro Primo Riccitelli, è stata allestita una mostra storica e documentaria nella Sala di Lettura della Biblioteca Provinciale “Melchiorre Dèlfico” di Teramo. Nella biblioteca esiste tutt’ora un fondo dedicato al Maestro, con lettere autografe, opere originali e libretti a stampa.
La biblioteca è il luogo preposto alla conservazione e alla valorizzazione dei manoscritti e delle opere, in modo particolare per tutto ciò che attiene agli studi locali.
Se esistessero collezionisti o bibliofili in possesso di opere inedite di Primo Riccitelli, la Biblioteca Melchiorre Dèlfico di Teramo sarebbe il luogo deputato capace di garantire la conservazione e la corretta collocazione delle opere.
In una biblioteca (pubblica o privata), ciò che non è catalogato, non esiste.

Articolo pubblicato sul mensile XTE, n.1 settembre 2012 (diffuso in provincia di Teramo)

Annunci