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La Zona di Andrej Arsen’evič Tarkovskij in Abruzzo

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Berardino Perilli: un videodocumentario

Con deferenza a voi signor m’inchinoBerardino piano americano
e la mia identità faccio palese
mi chiamo Perilli Berardino
Campotosto d’Abruzzo è il mio paese.
Forse per un bel gioco del destino
la fiamma del poetare in me si accese
non importa se scalda molto o poco
l’essenziale è che non si spegne il fuoco.

Il lupo, ben si sa, per sua natura
alla pecora sempre fa violenza
perché in tal modo il cibo si procura
quindi è la lotta alla sopravvivenza
mentre l’uomo, l’umana creatura,
e il gran ragionator per eccellenza
spesse volte diventa un lupo fello
poiché lu’ succhia il sangue del fratello.

Il link che segue è un documentario girato a Campotosto (AQ) il 9 settembre 2011.
Berardino Perilli è tra gli ultimi depositari della cultura dei poeti a braccio abruzzesi. Pastori che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento imparavano a memoria i poemi di Tasso, Ariosto, Dante, Tassoni, Manzoni, scambiandosi libri nelle stazioni disseminate lungo i tratturi che dall’Abruzzo portavano alle Puglie.
I poeti a braccio componevano a loro volta versi e li tramandavano oralmente.
Berardino Perilli era il più giovane tra i pastori che partecipavano ai certamen poetici, oggi vive tra Rieti e Campotosto, dove torna a primavera assieme al suo gregge.
Tante poesie di Berardino non sono mai state trascritte. Il poeta conserva in una busta della spesa dei “pizzini”, così li chiama, con i versi trascritti dei vecchi poeti a braccio.
Il documentario proposto da Rètina è stato ideato e girato da Gaetano Bellone  e montato successivamente per rendere fruibile il filmato che assume così il valore di documento.
Dall’intervista di Mariagiorgia Ulbar è stato tratto un articolo pubblicato sulla rivista Hamelin edita a Bologna.

https://vimeo.com/61884893

 

La voce di Berardino Perilli poeta a braccio

Un gruppo di pastori tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento imparò a memoria i poemi di Dante, Tasso, Ariosto, Tassoni e Manzoni scambiandosi libri nelle stazioni lungo i tratturi che portavano dall’Abruzzo verso il Lazio e le Puglie.
I pastori si incontravano negli stazzi per veri e propri certamen poetici, che avevano per premio il “cacio” e il vino.
Di questa antica cultura resta traccia nella memoria e nei versi recitati da Berardino Perilli di Campotosto in provincia di Teramo.
Berardino era il più giovane in mezzo a quella schiera di poeti pastori, Miliaccio era il più anziano, poi Becchetto, lo Scopparola, Angelo e Paolo Di Carlo.
I padroni delle greggi non vedevano di buon occhio questa “curiosa” pratica.
Lo studio era in qualche modo sospetto, simbolo di dissidenza.
Ancora oggi Berardino esce con le pecore, che adesso sono sue, recita quei versi che  ricorda a memoria.

Il link che segue è la registrazione audio di un incontro avvenuto il 30 giugno 2011 per un’intervista pubblicata sul mensile La Città di Teramo, nel luglio 2011.
http://www.youtube.com/watch?v=AYXffsi8m9A&feature=youtu.be

La fotografia ritrae Berardino Perilli a Campotosto, è stata scattata da Mariagiorgia Ulbar il 9 settembre 2011 durante un’intervista pubblicata sulla rivista Hamelin edita a Bologna.