Archivi categoria: studi abruzzesi

OPLimes

Perimetro Op

Il termine di limes romano in latino aveva un doppio significato:
– nel primo caso, era inteso come “linea di confine”, “limite”, ovvero una barriera per difendersi all’interno dei confini imperiali;
– nel secondo caso, nel significato di “via”, “strada”, costituiva la via di penetrazione all’interno di territori di recente conquista (o ancora da conquistare).
Esso formava l’insieme delle frontiere dell’Impero romano, classificate in base al loro modo di essere barriera: naturale o artificiale.

da Wikipedia, l’enciclopedia libera

OPLimes può essere considerato un progetto conclusivo, poiché nasce con l’idea di concludere un pensiero, di renderlo esplicito dandogli una forma che, nella fattispecie, è quella della fotografia e della poesia. Per molti anni Gaetano Bellone e Mariagiorgia Ulbar, entrambi nati e vissuti a Teramo fino ai diciotto anni, hanno camminato, senza averne particolare coscienza, lungo le mura di confine di un edificio storico teramano: l’Ospedale psichiatrico. In seguito, trasferendosi a vivere in un’altra città, diventando adulti e tornando di tanto in tanto a camminare per i vicoli che segnano il perimetro dell’ex OP con una curiosità accresciuta, hanno realizzato che la linea tante volte calpestata costituisce il limes, nella doppia accezione di confine e limite tra due realtà differenti, quella del dentro e quella del fuori, la realtà dei sani e quella dei matti, la certezza e l’incertezza. Gaetano Bellone e Mariagiorgia Ulbar, essendo nati negli anni Ottanta, non hanno memoria dell’Ospedale psichiatrico in attività, né sono mai entrati all’interno dell’edificio. Con la sequenza di fotografie e poesie di OPLimes intendono raccontare ciò che hanno materialmente conosciuto, ossia la linea geografica di separazione tra i due mondi, la linea divisoria in cui si sono concentrati il dubbio, le ipotesi, l’inquietudine, la memoria e la riflessione e le discussioni sulla ricezione controversa della malattia mentale.

op1

QUI l’intervista di Paola Peluso nello spazio di Teleponte per la presentazione del progetto

 


Annunci

Berardino Perilli: un videodocumentario

Con deferenza a voi signor m’inchinoBerardino piano americano
e la mia identità faccio palese
mi chiamo Perilli Berardino
Campotosto d’Abruzzo è il mio paese.
Forse per un bel gioco del destino
la fiamma del poetare in me si accese
non importa se scalda molto o poco
l’essenziale è che non si spegne il fuoco.

Il lupo, ben si sa, per sua natura
alla pecora sempre fa violenza
perché in tal modo il cibo si procura
quindi è la lotta alla sopravvivenza
mentre l’uomo, l’umana creatura,
e il gran ragionator per eccellenza
spesse volte diventa un lupo fello
poiché lu’ succhia il sangue del fratello.

Il link che segue è un documentario girato a Campotosto (AQ) il 9 settembre 2011.
Berardino Perilli è tra gli ultimi depositari della cultura dei poeti a braccio abruzzesi. Pastori che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento imparavano a memoria i poemi di Tasso, Ariosto, Dante, Tassoni, Manzoni, scambiandosi libri nelle stazioni disseminate lungo i tratturi che dall’Abruzzo portavano alle Puglie.
I poeti a braccio componevano a loro volta versi e li tramandavano oralmente.
Berardino Perilli era il più giovane tra i pastori che partecipavano ai certamen poetici, oggi vive tra Rieti e Campotosto, dove torna a primavera assieme al suo gregge.
Tante poesie di Berardino non sono mai state trascritte. Il poeta conserva in una busta della spesa dei “pizzini”, così li chiama, con i versi trascritti dei vecchi poeti a braccio.
Il documentario proposto da Rètina è stato ideato e girato da Gaetano Bellone  e montato successivamente per rendere fruibile il filmato che assume così il valore di documento.
Dall’intervista di Mariagiorgia Ulbar è stato tratto un articolo pubblicato sulla rivista Hamelin edita a Bologna.

https://vimeo.com/61884893

 

La voce di Berardino Perilli poeta a braccio

Un gruppo di pastori tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento imparò a memoria i poemi di Dante, Tasso, Ariosto, Tassoni e Manzoni scambiandosi libri nelle stazioni lungo i tratturi che portavano dall’Abruzzo verso il Lazio e le Puglie.
I pastori si incontravano negli stazzi per veri e propri certamen poetici, che avevano per premio il “cacio” e il vino.
Di questa antica cultura resta traccia nella memoria e nei versi recitati da Berardino Perilli di Campotosto in provincia di Teramo.
Berardino era il più giovane in mezzo a quella schiera di poeti pastori, Miliaccio era il più anziano, poi Becchetto, lo Scopparola, Angelo e Paolo Di Carlo.
I padroni delle greggi non vedevano di buon occhio questa “curiosa” pratica.
Lo studio era in qualche modo sospetto, simbolo di dissidenza.
Ancora oggi Berardino esce con le pecore, che adesso sono sue, recita quei versi che  ricorda a memoria.

Il link che segue è la registrazione audio di un incontro avvenuto il 30 giugno 2011 per un’intervista pubblicata sul mensile La Città di Teramo, nel luglio 2011.
http://www.youtube.com/watch?v=AYXffsi8m9A&feature=youtu.be

La fotografia ritrae Berardino Perilli a Campotosto, è stata scattata da Mariagiorgia Ulbar il 9 settembre 2011 durante un’intervista pubblicata sulla rivista Hamelin edita a Bologna.